E’ giusto “Salvare” un Suicida?

Spesso leggiamo sui giornali di quegli “eroi” che rischiando la loro vita, “salvano” dalla morte un suicida.

Il punto è se quell’azione abbia davvero aiutato quell’individuo.

Ho già scritto qualcosa sulla morte e la percezione assolutamente soggettiva che abbiamo di essa in quanto la consideriamo la fine del tutto, pur non avendo alcuna prova. La morte, al contrario, potrebbe essere semplicemente l’inizio di un qualcosa di ancora più grande e sfido qualunque scienziato a potere provare il contrario.

Tendiamo a considerare il Suicidio come un atto dettato esclusivamente dalla disperazione e, pertanto, giudicandolo come un atto sbagliato, se possiamo intervenire interrompendolo, ci sentiamo eroi e salvatori di una vita!

Anche questo è il frutto di una percezione soggettiva ma di “reale” non ha assolutamente nulla. 

Un individuo può arrivare al suicidio con estrema calma e dopo averlo ponderato bene. Se solo considerassimo il suicidio come il volere abbandonare un luogo nel quale non vogliamo più stare e mettessimo da parte l’egoismo che si concreta nell’obbligo, invece, di restare pur non volendolo, la percezione del suicidio sarebbe totalmente differente.

Sarebbe terribile se io mi trovassi ad una riunione familiare , stanco, decidessi di andarmene e fossi invece obbligato a restare contro il mio volere. La vita sulla Terra è semplicemente un passaggio…non parlo della vita eterna in chiave religiosa…parlo semplicemente del fatto che siamo energia e continueremo ad esserlo “eternamente” sotto forme differenti…

Il Suicidio non avviene solamente attraverso un atto rapido. Il Suicidio può anche essere programmato seguendo un certo stile di vita. Fumando tanto, mangiando di tutto, non ascoltando i segnali che quotidianamente dà il proprio corpo. 

Se ci sentiamo “Eroi” quando salviamo un individuo che voglia suicidarsi, come dovremmo sentirci quando offriamo una sigaretta? O quando compriamo un barattolo di Nutella o una Coca Cola ai nostri figli che, magari, sono già in sovrappeso?

Comprendete, dunque, come tutto sia assolutamente relativo e subordinato alla nostra percezione. Non c’è nulla di oggettivamente giusto o sbagliato.

Mio padre, ad esempio…Ha fumato tutta la vita e ha mangiato di tutto. Negli ultimi 25 anni io e i miei fratelli gli abbiamo detto di smettere di fumare e di controllarsi col cibo ma lui non ha mai voluto ascoltare. La scusa che adduceva era: “Non mi resta altro dalla vita”! Ovviamente questo è falso in quanto poteva viaggiare, praticare sport, coltivare hobby … ma lui preferiva fumarsi le sue sigarette, non praticare sport e continuare a mangiare qualsiasi cosa senza una regola.

Non è anche questa una sorta di Suicidio a lungo termine? Pochi giorni fa lo hanno operato al cuore però…continua a dire che non dobbiamo dirgli cosa mangiare.

E’ giusto allora “aiutare” a vivere una persona che fa di tutto per morire?

Non spetta a me dire se sia giusto o sbagliato ma, certamente, le sue azioni sono suicide… è giusto, dunque,  cercare di “Salvare” un suicida quando questi non vuole essere salvato e le sue azioni sono state estremamente ponderate?

Imparare ad aprire le menti cercando di cambiare il modo in cui percepiamo , può aiutarci notevolmente a vivere meglio…eliminando molti rimorsi, sensi di colpa e sofferenze dovute a faide interiori.

Noi possiamo avere dei punti di vista che, però, sono solo nostri. Accettiamo quelli degli altri e non interferiamo.  Lasciamo la libertà agli altri perché la loro “realtà” molto spesso è differente dalla nostra ed è inutile provare a comprendere perché noi possiamo comprendere solo noi stessi  e ciò che pensiamo di capire degli altri non è altro che la proiezione delle nostre esperienze.

 

Credit Fotografia: Mathew SchwartzGrant RitchieReza Hasannia – 

Foto Edit: Giorgio Lo Cicero

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