Perché soffriamo?

E’ inutile ripetere che la prima e più importante causa della sofferenza è l’Ego. 

Senza Ego, però, abbiamo visto che non potremmo sopravvivere in quanto è proprio l’Ego quello che mette in moto l’ Istinto di Autoconservazione. L’unica cosa che possiamo fare e cercare di ridurlo proprio a quelle che sono le attività basiche e legate proprio alla salvaguardia della specie.  Non potendo, dunque, prescindere dall’Ego, cerchiamo di analizzare quali siano le cause della sofferenza.

Quando ho parlato di Dolore e Coscienza ho avanzato una Teoria che spiega come persino il Dolore Fisico possa avere delle origini collegate alla Coscienza e all’evoluzione dell’Ego. Un po’ come il dolore morale.  Dolore Morale e Dolore Fisico potrebbero, quindi, avere origini comuni e, pertanto simili processi evolutivi che, nonostante non possano essere controllati esattamente nello stesso modo (poiché il sistema neurale è mutato nel tempo e occorrerebbe altrettanto tempo per farlo mutare nuovamente). possono comunque essere attenuati notevolmente grazie al potere della mente. 

La ricerca suggerisce che, poiché il dolore coinvolge sia la mente che il corpo, le terapie mente-corpo possono avere la capacità di alleviare il dolore cambiando il modo in cui lo percepisci. Il modo in cui senti il dolore è influenzato dalla tua composizione genetica, dalle emozioni, dalla personalità e dallo stile di vita. È anche influenzato dall’esperienza passata. Se hai sofferto per un po ‘, il tuo cervello potrebbe essersi ricablato per percepire i segnali del dolore anche dopo che i segnali non sono più stati inviati. ( Link

Torniamo al “Dolore Psichico” e alle cause che determinano le nostre sofferenze. Riprendendo un po’ la filosofia Buddhista con la quale, in questo caso, mi trovo d’accordo si può affermare che siano: Attaccamento, Resistenza e Aspettativa

Attaccamento:

L’essere umano ha la tendenza ad attaccarsi a tutto. La Famiglia, La casa, il lavoro.il cane, il gatto, il denaro, l’auto, la terra, la bandiera, la squadra del cuore etc etc etc… Ogni Persona/Cosa alla quale ci attacchiamo è un punto debole che potrà farci soffrire in un dato momento. La perdita o il ferimento/danneggiamento di uno di essi ci provocherà sofferenza. Non sottovalutate il potere del sistema socio-culturale nel quale viviamo. La presunzione di pensare che sia “normale” attaccarsi alla famiglia o al cane o al frigorifero…è semplicemente una “presunzione” che dipende solo dal contesto socio-culturale e da come siamo stati portati a percepire le cose. 

Gli spartani solevano sacrificare i figli più deboli in quanto la loro società guerriera imponeva che, per il bene e la forza della “patria”, sopravvivessero solo gli individui più forti. Si può dire che i genitori di quel popolo amassero meno dei genitori del nostro popolo? E’ semplicemente un problema di “percezione dell’amore” che, non è oggettivo ma che è subordinato al contesto nel quale si vive.

Non attaccarsi non significa essere persone aride e insensibili. Significa semplicemente essere individui autonomi ed indipendenti. Non attaccarsi non significa non provare amore. Significa semplicemente non essere condizionati o, almeno, ridurre il condizionamento. Se, ad esempio il figlio vuole andare via di casa…lasciarlo libero di andare. Se il partner decide di lasciarti…lo stesso. Se il Frigorifero si rompe…fare “spallucce” e,se c’è la possibilità comprarne un altro, altrimenti…comprare cibi non deperibili.

Il contrario di Attaccamento è “lasciare andare”…lasciare gli altri liberi di essere ciò che sono e al contempo…liberare noi stessi (il più possibile) da legami che esistono solo nella nostra mente. Tra te e tuo fratello non c’è un legame reale…c’è semplicemente un legame sociale creato a tavolino da un gruppo di burocrati. Basti guardare come si comportano le piante o molte specie di animali. Amare non c’entra nulla con il “legarsi”.

Resistenza.

Resistere agli eventi è la seconda grande causa delle sofferenze. Pensare di potere cambiare gli eventi resistendo, è semplicemente da presuntuosi. Come gettarsi sulle Cascate di Uguazu e cercare di risalirle a nuoto…Resistere provoca ulteriore resistenza…accettare gli eventi come parte della vita è il modo migliore per attenuare il dolore. In questo Universo cambia tutto…possiamo fermare i Tramonti? Possiamo fermare la pioggia o l’espansione dell’Universo. Possiamo bloccare l’eruzione di un Vulcano o un terremoto. Sebbene gli eventi che molto spesso ci “colpiscono” sembrino minuscoli rispetto a quelli appena menzionati, in realtà hanno la stessa potenza impattante in quanto fanno parte del cambiamento della vita che è proprio parte di quell’espansione dell’Universo. 

Qualcuno obietterà che se non si fosse resistito a Hitler oggi saremmo tutti Nazisti…il punto è che questa probabilità, proprio per il fatto che non si è avverata, non è comprovabile. Per questa ragione nessuno può affermare con certezza che se la gente non avesse resistito ad Hitler oggi saremmo tutti Nazisti. Se penso ad un mondo di persone non attaccate al potere (attaccamento) e che non resistano agli eventi…potrei anche pensare che Hitler non sarebbe mai esistito.

Quando attraverso un’analisi clinica viene previsto che avrai una certa patologia e con delle medicine te la “curano” (prevenzione)  prima ancora che si manifesti…puoi realmente dire che sei stato curato? La Resistenza al cambiamento ci porta a tantissime distorsioni simili  a questa. 

Aspettativa

E’ la terza ed ultima grande causa delle nostre sofferenze. Tendiamo sempre ad aspettarci qualcosa. Tutto questo, chiaramente, è sempre il frutto del sistema Socio-Culturale nel quale viviamo. 

Se mi aspetto che da grande avrò un lavoro o una moglie e poi…non dovessi averli, soffrirò. Se mi aspetto che il treno passi alle 13:00 e poi non passa o passa più tardi…soffrirò. Se mi aspetto il regalo o gli auguri per il compleanno e poi non li riceverò….soffrirò! Soffrire a causa delle nostre aspettative è estremamente facile. Ridurle il più possibile significa ridurre le possibilità di sofferenza . 

Non aspettarsi il regalo o il ringraziamento o il complimento…significa salire parecchi gradini più in alto che ci avvicinano alla pace e ci allontanano dalla sofferenza. 

 

Photo Credit : Bryson HammerVishnu_KvClker-Free-Vector-ImagesBNewton_design 

Photo Edit and Composition: Giorgio Lo Cicero

2 commenti su “Perché soffriamo?”

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