Attaccamento: Il peggiore di tutti i mali

Nel Buddismo l’attaccamento è visto come uno degli “elementi” che ci allontanano dalla pace interiore. Io affermerei che sia il principale.

L’attaccamento è parte integrante della natura umana in quanto è “grazie” ad esso che esiste lo spirito di conservazione. L’attaccamento alla vita è ciò che determina la nostra lotta per la sopravvivenza.

Poco importa se siamo semplicemente proiezioni coscienti di una coscienza superiore in quanto, comunque, la sensazione che abbiamo è quella di essere reali e fisici. Per come siamo “programmati” l’attaccamento è parte essenziale della nostra natura e non possiamo prescindere da esso.

Una cosa che, però, possiamo fare è cercare di ridurre le forme di attaccamento per avvicinarci ad una situazione di pace.

L’attaccamento ci rende schiavi e ricattabili. Una situazione che è in antitesi con la pace.

Proviamo prima ad immaginare un essere che non abbia alcun tipo di attaccamento. Un giorno, questo, si sveglia e si accorge di non essere legato a nulla. E’ chiaramente un esempio impraticabile ma può servire a farci comprendere l’idea di attaccamento e come questa condizioni negativamente la nostra vita. 

Non importa dove viva in quanto non è attaccato ad un luogo in particolare. Non ha legami con amici o parenti. Non ha interesse nel godimento del cibo se non per sopravvivere ma gioisce nel momento in cui si nutre,  persino vivere non è assolutamente importante. Questo non significa che non goda del momento. Può essere incantato dal tramonto del sole ma per lui non ha importanza se il giorno dopo ce ne sarà un altro. Esiste semplicemente l’adesso. Può conoscere una persona passare dei momenti bellissimi ma non ha importanza se la vedrà nuovamente in quanto vive il presente e non ha alcuna aspettativa per il dopo. Può avere una casa ma non è legato ad essa e se dovrà abbandonarla lo farà senza alcun problema.

Per lui c’è solo il presente e non esistono legami. Per estremizzare la cosa potrebbe persino non avere alcun attaccamento alla vita…in questo caso non avrebbe paura di morire.

Ho già scritto del fatto che il dolore è il frutto di una evoluzione il cui compito è quello di salvaguardare la specie.  Il dolore è la reazione del corpo ad una situazione percepita come di pericolo che in millenni di evoluzione, è diventato parte integrante ed “automatica” del nostro corpo. Il cervello  risponde a certi stimoli in modo automatico e crea la sensazione di dolore/alert. 

Definizione del dizionario medico di “dolore”
Il dolore è una sensazione spiacevole che viene trasmessa al cervello dai neuroni sensoriali. Il disagio segnala lesioni effettive o potenziali al corpo. Tuttavia, il dolore è più di una sensazione o la consapevolezza fisica del dolore; include anche la percezione, l’interpretazione soggettiva del disagio. La percezione fornisce informazioni sulla posizione, sull’intensità e sulla natura del dolore. Le varie risposte consce e inconsce sia alla sensazione che alla percezione, inclusa la risposta emotiva, aggiungono un’ulteriore definizione al concetto generale di dolore

Se mi rompo una gamba provo dolore perchè i miei sensi mi avvisano che sto andando verso la “distruzione” del mio corpo e questo può portarmi alla cessazione della vita. Se, per assurdo, per i prossimi 5000 anni lavorassimo sull’accettazione della morte e la considerassimo come parte della vita, probabilmente la rottura di un arto verrebbe percepita dalla mente semplicemente come una trasformazione (e non più in una distruzione) che ci porta verso lo stato che c’è oltre quella che definiamo morte e, dunque, non sarebbe più considerata come un pericolo. Quasi certamente dopo qualche millennio anche il dolore fisico cesserebbe in quanto qualsiasi trasformazione del corpo (provenga essa da una frattura o da un cancro) sarebbe semplicemente considerata come un processo naturale che ci porta verso un’altra “vita”… Non soffriamo se ci tagliamo i capelli o le unghie…Queste “amputazioni” infatti non sono percepite come dannose e, pertanto, la “natura” non ha creato terminazioni nervose che le monitorano. 

La Sofferenza Fisica dovuta al “cambiamento” è paragonabile alla sofferenza morale dovuta anch’essa ad altri tipi di cambiamento. Cambiare casa, perdere il lavoro, ad esempio. Se quest’ultima  fosse percepita come una trasformazione verso qualcosa di nuovo e, dunque, non la perdita di qualcosa a cui si è attaccati e che viene ritenuta soggettivamente essenziale  anche la sofferenza morale non avrebbe motivo di esserci.

L’attaccamento e quindi la paura del cambiamento, ci portano ad essere estremamente deboli , ricattabili e soggetti a soffrire. Soffrire non è una cosa positiva in quanto ci allontana dalla pace. Poco importa se il telefonino mi rende felice…si parla di una felicità effimera e soggetta alla presenza, in questo caso, dell’oggetto e la scomparsa di questo creerebbe o semplicemente scoprirebbe un vuoto. 

Pensiamo semplicemente al periodo attuale del Covid. Se non avessimo paura di perdere la vita, di perdere i cari e cambiassimo la nostra visione, tutto ciò che accade ci apparrebbe  semplicemente come uno degli innumerevoli cambiamenti della vita. Non ci sarebbe motivo di avere paura, di soffrire e, pertanto, non ci sarebbe motivo di subire ricatti morali e fisici che portano fino alla privazioni della libertà.

Gran parte degli animali procreano e poi si separano dalla famiglia. Tra i leoni, ad esempio, il figlio, oltre a non avere problemi ad accoppiarsi con la madre o con le sorelle può sfidare ed uccidere il padre per prendere il controllo. Il Concetto di famiglia è semplicemente frutto di una invenzione sociale che fa parte del “programma” in cui viviamo. Nient’altro. Pensate semplicemente al giro di affari che questo sistema ha costruito dietro alla famiglia. La Famiglia è il fulcro attorno al quale gira il 99% dell’economia.

Il Sistema Sociale che è stato creato ha le radici sull’attaccamento ed è fondato sul ricatto.

Non appena nasci ti viene detto che devi amare la famiglia e quindi devi attaccarti ad essa. Una famiglia crea radici e se hai radici sei facilmente controllabile. Dovrai studiare ciò che il sistema decide per poi trovare un lavoro che ti permetta di avere il denaro a cui attaccarti per comprare oggetti ai quali attaccarti e per poi trovare una donna a cui attaccarti per creare una nuova famiglia alla quale attaccarti….!!

Più legami (Attaccamenti) hai e più soffrirai nel momento in cui questi dovessero rompersi o dovessero troncarteli. Più legami avrai più controllabile e più ricattabile sarai.

La produzione di elementi a cui legarsi crea dunque attaccamento e questo ci rende ricattabili. Ti do uno stipendio grazie al quale cominci a creare molteplici legami (compri il telefono, la casa l’auto) e poi ti ricatto minacciandoti di toglierteli (col licenziamento, ad esempio) …

L’offerta di qualcosa che produca legami (e dunque attaccamento) e  la cui soppressione comporti sofferenza, creerà dipendenza (schiavitù)  Quanti più legami e attaccamento avremo tanto più schiavi saremo.

Il nostro ego tende a volere mascherare la sensazione di schiavitù e ci vende illusioni. L’illusione che sia tutta una nostra scelta ma, in realtà…non è esattamente così.

Abbiamo vissuto benissimo senza email, senza telefonino, senza social media eppure oggi sono diventati indispensabili. Tanti giovani (ma non solo) si suiciderebbero se semplicemente togliessimo loro i social media o i telefoni o la Playstation…Il Sistema ha creato dei legami grazie ai quali ha aumentato il controllo su tutti e con esso la ragnatela dei ricatti.

Spogliarsi dei legami e quindi rinunciare all’attaccamento significa ritrovare l’essenza del “Se”. Significa riavvicinarsi alla nostra Coscienza e ridurre la dipendenza dall’Ego.

L’attaccamento ad oggetti o esseri serve a compensare vuoti o squilibri interiori. Mi aggrappo a una corda se ho paura di cadere. Se sono in grado di camminare da solo o semplicemente non ho paura di cadere perché preferisco vivere meno tempo ma libero piuttosto che aggrappato a qualcosa, non avrò bisogno di corde a cui aggrapparmi. L’ego ha la funzione di mostrare quella corda come una parte bella ed essenziale della nostra vita e giustificherà in tutti i modi più benevoli il suo utilizzo. .

Ognuno di noi è fine a se stesso e creatore della sua propria realtà soggettiva. I legami sono una invenzione sociale e non hanno nulla di oggettivo, come d’altronde niente di ciò che ci circonda. Tanto più è stabile è il “Se” cosciente di un individuo tanto meno bisogno di attaccamenti (e quindi legami) avrà. Potrà conoscere migliaia di persone, voler bene a tutte nel momento esatto (presente) in cui interagirà con esse ma non avrà aspettative e sarà pronto a non rivederle, sostituirle con altre o stare da solo. Lo stesso dicasi per gli oggetti e qualsiasi elemento della natura.

Meno attaccamento avremo e più vicini alla libertà e alla pace vera saremo.

E’ un concetto assolutamente difficile da “digerire” in quanto il sistema in cui viviamo va dalla parte opposta per i motivi menzionati sopra e dopo millenni ormai certi concetti sono diventati parte della nostra “natura costruita”. L’Attaccamento crea legami che facilitano il controllo e il ricatto che, alla fine, ribadisco, portano alla sofferenza….

Nel Padrino parte terza Al Pacino dice a Vincent :” I nemici se la prendono con chi amiamo”.

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