Il Bisogno compulsivo di giudicare. Perchè giudichiamo e come il giudizio influenza la nostra vita.

Come sempre, partiamo dal concetto base che non esiste una verità oggettiva come non è dimostrabile che esista un Universo oggettivo al di fuori della nostra mente. Chiaramente questo concetto è facilmente traslabile anche al giudizio.

Io distinguo 2 tipi di giudizio.

Il “Giudizio Basico” e il “Giudizio Acquisito

Il “Giudizio Basico“, sebbene anch’esso, in parte, sia stato in qualche modo acquisito, è quello che fa sopravvivere la nostra specie. La capacità di riconoscere un pericolo giudicando un determinato evento, soggetto, oggetto come pericolosi e attuare, di conseguenza, un comportamento difensivo.

Il “giudizio basico” in svariati casi (ma non sempre) è “istintivo” e  istantaneo. Quando, ad esempio, l’amigdala che ha in archivio una serie di informazioni, in frequenti occasioni attiva automaticamente e istantaneamente delle risposte (azioni) prima ancora che ci sia una elaborazione da parte della neocorteccia, facendo in modo che venga innescato il rilascio di ormoni dello stress, inclusi gli ormoni epinefrina (noto anche come adrenalina) e cortisolo. La chiusura delle palpebre coll’avvicinamento improvviso di un oggetto è un esempio abbastanza classico. Non c’è una predeterminazione ma una reazione istintiva che proviene proprio dall’amigdala…la neocorteccia una frazione di secondo dopo può rilevare che quell’oggetto non era pericoloso e le palpebre si riaprono.

Sebbene provenga da millenni di esperienze acquisite, il “giudizio basico” parzialmente ha subito delle mutazioni ed è anch’esso soggettivo. Un pugile, ad esempio, avrà un controllo della chiusura della palpebre maggiore per ovvi motivi.  Pensiamo anche ad uno scalatore esperto. Questi non avrà problemi ad arrampicarsi su una parete estremamente ripida. Sebbene il suo istinto di conservazione sia intatto, avrà spostato il livello di allarme che entra in azione non appena viene avvertito un pericolo, molto più avanti (per tutto ciò che riguarda montagna, altezza etc…). Probabilmente insegnerà ai suoi figli a fare lo stesso e trasmetterà quel giudizio basico “alterato”  relativamente alla propria esperienza soggettiva…Al contempo una massa di persone considererà quelle sue azioni quotidiane di arrampicata, che per lo scalatore sono di ordinaria amministrazione, come atti di incoscienza.

Il “giudizio basico” riguarda una serie di misure, volontarie o involontarie, intraprese dall’essere vivente per potere sopravvivere.

In qualche modo è collegato a quell’ego primordiale da Freud chiamato “ID” e che è parte, purtroppo, inscindibile della natura umana.

Il “Giudizio Acquisito” è invece quello che riguarda il nostro “Super ego” (sempre per fare riferimento a Freud) ed è quello del quale voglio scrivere.

Nel momento in cui osserviamo qualunque cosa, non possiamo fare a meno di giudicarla.

“Quel fiordaliso è bello”. Ho espresso il giudizio su un fiordaliso. Un giudizio soggettivo in quanto quel fiore può apparire brutto ad un altro individuo.

Fino a qua nessun problema. Il problema incomincia nel momento in cui io desidero che quel fiore appaia bello anche ad altri individui che quindi esprimano il mio stesso giudizio (e in qualche modo pensino come me)

La necessità di riprodurci è in qualche modo dettata dal bisogno di avere una parte di noi che continui a vivere. E’ un appagamento egoista. Come creare una sorta di cloni ai quali insegniamo a pensare e/o agire come noi. Difficilmente lo scalatore spingerà il figlio a fare vela o surf . Persino il genitore che pensa di essere liberale non potrà non influenzare le scelte dei figli. Gli acquisti che farà, i film che farà guardare, la maniera in cui parlerà, i temi che affronterà e il modo in cui lo farà. Tutto questo cocktail di elementi formeranno la prole che a sua volta avrà altra prole da formare…altri mini cloni.

Il “giudizio acquisito” dipende dalla famiglia prima di tutto e in secondo luogo dall’ambiente che si frequenta e dal sistema socio-economico nel quale si vive.

Tornando all’esempio del fiordaliso che io giudico bello, il fatto che appaia bello anche ad altri avrà una rilevanza più o meno accentuata a seconda del mio super ego. Quanto più il mio super ego è sviluppato, quanto più il mio ego ha bisogno di conferme, quanto più sono insicuro tanto più vorrò che quel fiore appaia bello ad altri individui e al contempo, proporzionalmente,  giudicherò male chi non ne apprezzerà le qualità.

Magari creerò un club del Fiordaliso al quale si iscriveranno persone che, come me, ne apprezzino le sue qualità. Possibilmente anche i miei amici e partner saranno scelti sulla stessa base e i miei figli impareranno anche ad apprezzarlo.

Il giudizio, in generale, è l’unità di misura delle nostre insicurezze. Tanto più giudichiamo tanto più siamo insicuri e tanto più abbiamo bisogno di conferme.

Il Super ego è fondamentalmente il frutto di una profonda insicurezza quindi, per “transitività”, tanto più “super ego” abbiamo tanto più saremo portati a giudicare.

Analizziamo ad esempio il giudizio su una persona che veste in un certo modo.

Sappiamo che il bello e il brutto sono assolutamente soggettivi. Affermare che esista il bello oggettivo sarebbe come affermare che si sono individui e razze superiori, sessi forti…

Domandiamoci da dove venga il nostro “senso del bello”. Se pensiamo che sia frutto del “nostro” gusto e che si è creato da solo significa che il nostro super ego ha raggiunto il punto di non ritorno. Difficilmente potremo venire fuori da questa situazione a meno di non rivolgerci a dei professionisti estremamente bravi e/o fare un duro e doloroso lavoro di smantellamento dell’ego.

Escludiamo dunque quel caso e immaginiamo di essere individui ancora “malleabili” e domandiamoci da dove venga la nostra idea di come debba vestire una persona. Per quale motivo non si può uscire per strada in pigiama o andare a teatro in canottiera e pantaloncini corti? Perché si non può indossare un cappello alla rovescia? Da dove viene il nostro concetto di “bello” e per quale motivo giudichiamo, in questo caso male, chi non lo rispetti?

Chiaramente l’idea di bello che abbiamo nella nostra testa dipende da una moltitudine di dati ricevuti in famiglia e dal bombardamento di informazioni ricevuto da amici e media. Da tutta questa immensità di informazioni ne scremiamo un poco ed emerge così la “nostra” idea di “vestire con gusto”!

Il punto è che un Hippy ha una idea di “buon gusto” che quasi certamente sarà diversa da quella di una famiglia “aristocratica” e sarà diversa da quella di un gruppo di indigeni dell’Amazzonia e sarà diversa da quella di un gruppo di nomadi. Viaggiando ho visto come persino in un mondo globalizzato come quello attuale l’idea di “vestire con gusto” sia (ancora) differente anche tra gruppi dello stesso ceto ma appartenenti a paesi con vissuti differenti.

Nei paesi ex Comunisti si ha una idea di “buon gusto” differente rispetto ai paesi capitalisti ormai da tantissimo tempo.

In Sudamerica l’Idea di “buon gusto” della Bolivia non corrisponde esattamente con l’idea che si ha in Argentina.

Ma per scendere ancora più in profondità, basta osservare i borghi di Napoli e confrontarli con quelli di Milano per vedere 2 idee molto diverse su cosa sia “vestire con gusto” Talune feste di matrimonio sono l’esaltazione del “buon gusto” soggettivo.

Il “buon gusto” è semplicemente un concetto non nostro, come l’idea di giusto e sbagliato. Un surrogato di idea ereditato e che è stata iniettata nel nostro cervello dall’ambiente nel quale abbiamo vissuto, come un virus e, come un virus, ci fa ammalare. La malattia si chiama giudizio ed è una malattia grave in quanto capace di alterare completamente la nostra vita ed in grado di uccidere tutto il buono che ci circonda semplicemente perché ci fa decidere di non vederlo e ci fa concentrare solo su ciò che giudichiamo cattivo e “oggettivamente” bello.

Poniamoci dunque delle domande.

Quanto sono stato giudicato in famiglia? Più abbiamo subito il peso del giudizio e più il nostro ego è stato ferito. Per questa ragione anche noi tenderemo a giudicare maggiormente.

Credo realmente che ci sia il “bello” oggettivo e il “giusto” oggettivo?

Il nostro super ego è come la statua di cristallo di un grande guerriero. Ha una apparenza forte (quella che vuole manifestare) ma è estremamente fragile e pur di non farla rompere creiamo barriere con chiunque possa metterne in discussione la forza e in questo modo scalfirla.

Quella statua è tagliente e ci ferisce ma non possiamo farne a meno. Il giudizio ci porta a scartare ed escludere ciò che a nostro avviso è un pericolo per l’integrità del nostro super ego.

Immaginate una persona che non ha mai fatto uso di droghe. Che non ha idea di come funzionino e alla quale è stato insegnato che la droga è male! Una mancanza di apertura mentale, conseguenza di un super ego sviluppato, la porterebbe a giudicare male chi fa uso di droghe per il semplice fatto che in realtà ha paura di esserne incuriosita a provarle e questo intaccherebbe la sua statua di cristallo. Il giudizio arriva in suo soccorso e la persona che usa droghe diventa un “invertebrato”, un “vizioso” e tutti i termini denigrativi possibili atti a proteggere maggiormente ciò che ha “imparato” e i tanti pezzetti di cristallo che costituiscono la sua Statua del Super ego.

Ho conosciuto individui con tendenze omosessuali latenti che odiavano in modo estremo gli omosessuali e li giudicavano come abominevoli. Accettare l’idea di potere anche essere omosessuali o bisessuali avrebbe eliminato completamente l’odio ma avrebbe ferito il loro super ego e sarebbero entrati in un conflitto profondo con loro stessi.

Sebbene sembri assurdo giudichiamo chi in qualche modo “temiamo” possa mettere in difficoltà il nostro ego e le nostre false certezze.

Una persona che per noi veste “male” e riteniamo cafona, in qualche modo ci fa capire quanto legati siamo a certi stereotipi. Siamo ingabbiati in modelli comportamentali. Il “cafone” alla fine è più libero di noi perchè, apparentemente, se ne frega del mondo esteriore…e questo, anche questo, può mettere in discussione tutta l’impalcatura su cui si basa il nostro superego, costruito in anni e anni di accumulo di informazioni.

Più grande è il nostro Superego e più tenderemo a giudicare per proteggerlo.

Se capiamo come funziona il tandem Superego-Giudizio potremo imparare a limitarli. Il giudizio ci da la misura di esso. E’ una “malattia” che divide gli esseri umani. Che ci preclude la possibilità di conoscere individui potenzialmente interessanti.

Molto spesso partner e amici hanno caratteristiche che ritroviamo nei familiari (e quindi in noi stessi) ed è per questo che tendiamo a scegliere sempre lo stesso tipo di amicizie e partner. Mettere da parte il giudizio o per lo meno ridurlo al minimo, significa anche rompere gli schemi e trovarsi ad esplorare mondi nuovi.

L’essere umano tende ad avere paura (e quindi evitare) ciò che non conosce ma questo gli preclude la possibilità di vivere esperienze molto diverse e che certamente contribuiranno ad una sua crescita multisfaccettata.

Il giudizio è un virus che non può essere eliminato. Resta latente. Cerchiamo di tenerlo sotto controllo il più possibile. Più ci riusciremo e più saremo in grado di ridurre il nostro Super ego che, in fin dei conti, è il peggiore di tutti i mali di questa Umanità.

Il giudizio, dunque, quale arma di difesa del proprio super ego e che nasconde una lotta interna. Immaginiamo di leggere notizie che non ci piacciono e che dunque giudichiamo cattive o errate. Notizie contrarie al nostro credo. Un modo costruttivo di affrontarle sarebbe quello di comprendere che quelle notizie sono semplicemente il risultato di pareri e visioni soggettive di chi le scrive o di chi le fa scrivere. Accettare la cosa pacificamente eviterebbe qualsiasi contrasto interiore che sfocerebbe in un giudizio negativo. 

Qualcuno potrebbe obiettare che, però, così facendo, accetteremmo “passivamente” qualsiasi cosa e in questo modo saremmo soggetti a “predatori”. L’obiezione ha un senso. Il mio esempio di accettazione senza giudizio e senza compromessi avrebbe motivo di essere in un mondo che non esiste nella nostra realtà soggettiva. Se, infatti, tutti attuassimo questo comportamento, il nostro mondo sarebbe completamente differente. Non ci sarebbero prede e non ci sarebbero predatori. Oggi possiamo semplicemente cercare di limitare il più possibile di giudicare. Se tutti adottassimo questo comportamento, in un numero X di anni potremmo cambiare la società. L’idea che ciò possa o non possa avvenire, anch’essa è il frutto di un giudizio che non dovrebbe esistere e dalle quali sorgono idee ottimiste o pessimiste (entrambe errate)

Più giudichiamo e meno amiamo. Mascherare il nostro giudizio dietro la scusa di “educare” è una sorta di alibi del nostro ego. Io posso esprimere il mio punto di vista ma non pretendere che questo venga accolto favorevolmente. 

 

2 commenti su “Il Bisogno compulsivo di giudicare. Perchè giudichiamo e come il giudizio influenza la nostra vita.”

  1. Ciao, mi piace molto il tuo blog ed i tuoi contenuti. Me lo sono salvato tra i preferiti, non hai una newsletter?
    Anche io ne sto per aprire uno simile per condividere ciò a cui dedico le massime energie, ovvero la ricerca della vera spiritualità.
    Un abbraccio, continua così.
    valentina

    1. Giorgio Lo Cicero

      Ciao Valentina. Grazie 😃
      Questo blog è un po’ un cammino di vita. Un modo per materializzare delle riflessioni che altrimenti resterebbero nella mia mente. Mi fa comunque piacere sapere di avere avuto una lettrice. Non ho una newsletter proprio perché è, prima di tutto, un cammino mio e come in ogni cammino, è bello non sapere chi incontreremo e con chi condivideremo anche un semplice incrocio di “sguardi” o uno scambio di pensieri. La casualità e i “robot” di Google faranno il resto. Come è stato casuale il fatto che tu abbia incrociato il mio cammino. Credo che non ci sia nulla di più bello dell’esprimere il proprio pensiero senza la necessità impellente di avere dei seguitori ma semplicemente per il desiderio di dar loro forma attraverso le parole.
      Quando lo attiverai, fammi sapere del tuo blog! E’ bello che tu voglia condividere qualcosa che ti piace e ti fa bene. Brava!
      Un abbraccio a te 😃

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